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La chirurgia renale e' tipicamente appannaggio degli urologi. Tuttavia, in parte grazie all'esperienza ed alle competenze acquisite con il trapianto di rene, ed in parte in conseguenza dell'ampia formazione chirurgica che ho ricevuto, ho maturato una vasta esperienza nella CHIRURGIA DEI RENI e nella CHIRURGIA DELLE VIE URINARIE. In particolare il fatto di essere un chirurgo generale con grande esperienza di chirurgia oncologica mi consente di confrontarmi con i casi piu' complessi di patologia tumorale del rene e delle vie urinarie. Alcune delle patologie renali che necessitano di un intervento chirurgico, benigne o maligne, possono essere trattate in modo mini-invasivo (CHIRURGIA LAPAROSCOPICA e CHIRURGIA ROBOTICA). La nefrectomia laparoscopica, rispetto a quella tradizionale, e' associata ad un recupero post-operatorio piu' rapido con degenza piu' breve, con meno dolore, e con piu' rapido ritorno alle attivita' abituali.

La chirurgia mini-invasiva puo' essere applicata anche alle RESEZIONI PARZIALI DEL RENE e alla CORREZIONE DELLA STENOSI DEL GIUNTO PIELO-URETERALE. Per questi ultimi due interventi e' particolarmente utile l'uso del sistema robotico daVinci. Se da un lato la chirurgia renale si puo' prestare ad approcci mini-invasivi, dall'altro le neoplasie renali possono presentarsi in stadio particolarmente avanzato. In questi casi l'asportazione del rene (e del surrene omolaterale) diventa un intervento assai piu' complesso che non e' opportuno (e spesso non e' possibile) affrontare con la chirurgia mini-invasiva. In particolare, a causa della tendenza delle neoplasie renali a diffondersi all'interno delle vene, si possono realizzare condizioni di trombosi (tumorale) della vena cava inferiore (la vena piu' grossa del corpo umano). Si tratta di una condizione particolarmente grave che espone anche al rischio di complicanze acute gravi (principalmente embolia).

In questi casi e' opportuno rimuovere il rene sede della neoplasia primitiva ed il trombo cavale (NEFROSURRENALECTOMIA CON TROMBECTOMIA CAVALE). Sono interventi molto complessi cui, in relazione all'estensione del trombo nel cuore, puo' essere necessaria la partecipazione del cardiochirurgo. Grazie all'esperienza che ho guadagnato nella chirurgia dei grossi tumori addominali e in chirurgia vascolare, se il trombo non si estende fino all'interno del cuore, spesso opero questi pazienti senza dover aprire il torace (sternotomia) e senza dover ricorrere alla circolazione extracorporea. Nonostante si tratti comunque di interventi molto complessi, ed a rischio di gravi complicanze, evitare l'apertura del torace e la circolazione extracorporea riduce il peso dell'intervento.

Quando non si verificano complicanze acute, legate principalmente al distacco di parti del trombo, il peso finale dell'intervento non e' troppo diverso rispetto a quello di una nefrectomia eseguita per una grossa neoplasia senza coinvolgimento vascolare.

Professore Ordinario di
Chirurgia Generale

Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia

Universita' di Pisa

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Direttore UO Complessa di Chirurgia Generale e dei Trapianti

Dipartimento Assistenziale Integrato di Oncologia e dei Trapianti

Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana

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Professore Associato Aggiunto in
Chirurgia Generale

University of Pittsburgh

Universita' di Pittsburgh
Pittsburgh, PA, USA

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